Ascoltando l’alba ai Prati delle Pars

E anche quest’edizione di Notturni si avvia al termine! L’evento di chiusura è una novità per il nostro festival e va a pescare all’altra estremità della notte: non più la sera ma l’aurora. Domenica 23 luglio alle ore 5.00 ci troveremo ai Prati delle Pars a Teglio veneto per ascoltare i suoni dell’alba, con le musiche della Movie Brass Band e le parole – ancora una volta – di Sibilla Aleramo Dino Campana.

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La Movie Sound Brass, giovane formazione nata dalla collaborazione con il pluripremiato Maestro Nello Salza – trombettista de La vita è bella (Nicola Piovani) e di Hateful Eight (Ennio Morricone) – ci proporrà una selezione di brani tratti da film, arrangiati in modo che il pubblico, chiudendo gli occhi, possa rivivere nella musica le emozioni delle pellicole che l’hanno ispirata.

Come controcanto, Guido Cupani leggerà brani dall’epistolario Un viaggio chiamato amore. Ci saluteremo nella prima luce del sole.

«Più bella della bionda Cerere la tua figura»

Dino e Sibilla, una storia al limite: è questo il racconto che abbiamo voluto portare a Notturni 2017, e che giungerà al culmine venerdì 7 luglio con una serata interamente dedicata alla relazione tra Sibilla Aleramo e Dino Campana. La storia d’amore, documentata nell’epistolario Un viaggio chiamato amore, sarà rievocata da Gianni Turchetta assieme a Laura Piazza, che leggerà alcuni testi. accompagnati dai movimenti scenici e dalle sonorizzazioni de I Fantasmi.

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Appuntamento a Palazzo Altan-Venanzio alle ore 21.00.

Al via Notturni di versi 2017! Anteprima: «Un viaggio chiamato amore»

L’Associazione Culturale Porto dei Benandanti sa bene che le notti, a giugno e luglio, si fanno più intense e luccicanti, ed è anche per questo che dal 2005 organizza Notturni di versi – piccolo festival della poesia e delle arti notturne. La notte è il buio, l’insondabile, il non ancora scoperto, che accompagna gli umani da sempre, suscitando timore ma, al contempo, sollecitando ricerca e conoscenza. Fin dall’antichità più remota, guardavamo il cielo notturno e scoprivamo costellazioni, stelle e riflessioni a queste collegate: tentativi di dare significato all’incertezza dell’esistere, immaginando, di volta in volta, verità, anche solo abbozzate, da stringere. La notte diviene così il momento privilegiato per la poesia che, con il suo racconto, traccia possibili significati nell’enorme lavagna del cielo buio.
Gli incantevoli spazi dedicati agli eventi di Notturni di versi 2017, giunto alla tredicesima edizione, saranno il Centro Storico di Portogruaro, il Museo Nazionale Archeologico Concordiese e la Piazzetta Pescheria che si affaccia direttamente sul fiume Lemene a Portogruaro, il Giardino di Palazzo Altan-Venanzio e i Vivai Bejaflor, la Chiesa di Santa Cristina di Gorgo a Fossalta di Portogruaro, Ca’ Borghesaleo e i Prati delle Pars di Teglio Veneto e il Plus + di Summaga di Portogruaro. Non dimentichiamo le notti a luglio! Performances teatrali e musicali, presentazione di libri, incontri con gli autori, esposizioni d’arte, slam poetry e tanta poesia recitata dai poeti!

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«Come Costa Caro far Poesia!»? – Con queste parole, scritte da Dino Campana (autore dei Canti Orfici) e Sibilla Aleramo (autrice del romanzo Una donna) e da quest’ultima restituite al poeta di Marradi, prende vita la tredicesima edizione di notturni di versi, piccolo festival della poesia e delle arti notturne.
«Come Costa Caro far Poesia!»?: un’esclamazione, una domanda, sulla quale il festival notturni di versi vuole riflettere ponendola innanzitutto ai suoi ospiti, ma anche a tutti coloro che ci accompagneranno nel nostro percorso notturno attraverso la via stellata della parola poetica.
Cosa significa oggi fare, pubblicare, proporre poesia? Quanto “costa” non tanto (o non soltanto) in termini economici (si sa che chi fa poesia, o si occupa di cultura in genere, si ciba della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni), ma dal punto di vista dell’impegno, delle scelte esistenziali, delle responsabilità nei confronti della parola. Ad aiutarci a rispondere a questa esclamazione/domanda poeti, artisti, critici, case editrici, musicisti dai percorsi diversi ma esemplari che hanno fatto della poesia e dell’arte in generale una ragione di vita. L’intento sarà, com’è nella tradizione del Porto dei benandanti, di affrontare il tema facendo di notturni uno spazio in cui possa avvenire l’incontro tra una molteplicità di esperienze, di prospettive e di proposte.

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«Un viaggio chiamato amore»
a cura di Max Bazzana

Un continuo rimando di tenerezze, tradimenti, impressioni amorose, sensazioni, ricongiungimenti, colpi e minacce, miseria, malattia: è la relazione d’amore burrascosa tra Sibilla Aleramo e Dino Campana. Il loro rapporto è testimoniato per sempre in un epistolario, dove ogni pagina è un viaggio inebriante e privo di fermate, iniziato nell’estate cocentissima del 1916 fra la bellezza dei grandi boschi tra Faenza e Marradi, fino a quando i due vengono trascinati in paesi sperduti dell’Appennino, dove il freddo li accoglie con il suo manto gelato. Il loro viaggio d’amore, ma anche di complicità culturale, prosegue anche nel 1917, l’anno più terribile della Grande Guerra. Quell’anno fu segnato dal disperato e incessante tentativo di trovarsi e abbandonarsi costruito soltanto con le lettere che i due si scambiano tra la Toscana e il Piemonte. Il viaggio si conclude bruscamente nel gennaio 1918 dinnanzi al cancello del manicomio di San Salvi, dove Dino Campana verrà ricoverato a causa dei suoi problemi psichici.

Rotolacampo è un gruppo estemporaneo di attori che si sposta nei sentieri teatrali con la leggerezza dei soffioni trasportati dal vento; questa volta presenteranno una piccolissima performance che darà voce agli scritti tra Dino Campana e Sibilla Aleramo durante il loro intenso e breve rapporto amoroso a cavallo della Grande Guerra. Una relazione ricca di contrasti e contraddizioni, specchio degli animi tormenta e alla perenne ricerca come forse tutta la nazione in quegli anni difficili e drammatici.

Al Punto Arte Benandante, sabato 24 giugno 2017 alle ore 18.30!


Post eventum: le foto di Sandro Pellarin e Roberto Ferrari.